Nella scuola secondaria di primo grado di Lula, abbiamo aperto un dialogo che parte da una domanda semplice solo in apparenza: da dove arrivano i nostri vestiti? Da qui è iniziato un percorso che ha portato i ragazzi a scoprire cosa si nasconde dietro il mondo del fast fashion: filiere lunghe, consumi elevati, impatti ambientali e sociali che spesso restano invisibili. Da questa consapevolezza nasce la possibilità di immaginare alternative. Si è parlato allora di moda circolare: riuso, riparazione, trasformazione, scambio. Un modo diverso di vivere i vestiti, più lento e più attento, che restituisce valore agli oggetti e responsabilità alle nostre scelte. I ragazzi scoprono che la sostenibilità non è un concetto astratto, ma un insieme di gesti quotidiani che possono cambiare il modo in cui abitiamo il mondo. A questo punto la domanda arriva spontanea: cosa possiamo fare noi, concretamente? La risposta è stato il laboratorio di upcycling che diventa il luogo in cui le idee prendon...
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